Nome dato alla nascita : Anna Maria
alla mia gemella *
* Sull estratto di nascita c'è scritto testualmente :
" è nato un bambino di sesso femminile. A detto bambino che non mi viene presentato, ma della cui nascita mi sono accertato a mezzo del certificato dell' ostetrica...........,
Il dichiarante dà il nome di Anna Maria".
In un rigo successivo c'è scritto :
" Il dichiarante afferma che il bambino è nato morto come risulta comprovato da analogo certificato, che munito del mio visto inserisco nel volume degli allegati a questo registro...."
Il comune su mia richiesta non è stato in grado di fornirmi copia di questo
certificato, perchè non è mai stato trovato.
La fotografia sulla destra risale a quando avevo circa 5 anni e sono quella a destra. Questa foto l'ho trovata nella mia raccolta di foto da bambina che mi aveva dato la Nene, e ricordo di averla incontrata diverse volte (non ricordo per quanti anni, ma non dopo i 6 anni) e lei veniva in vacanza (forse dalla Lombardia) insieme a quella signora vestita di bianco che dà la sensazione di essere seccata, l'altra signora era una sorella della Nene. Ricordo anche che la Nene mi diceva : " Comportati con lei come se fosse la tua sorellina".
Diverse persone oggi,osservando quella foto, mi dicono di vedere nelle due bambine dei tratti in comune. Chissà che non sia lei la mia gemella.
La mia storia
Nella foto accanto sono io a due anni con la Nene
N.B. : La storia che riguarda il periodo pre-parto fino al raggiungimento dei miei 6 anni è il frutto di una ricostruzione che ho fatto interrogando tutte le persone che hanno conosciuto o che conoscono i miei genitori. Il resto è frutto dei miei ricordi.
Nasco a Spotorno da parto gemellare e da rapporto extraconiugale tra mia madre allora 35enne, sposata e già con un figlio quindicenne e mio padre 21enne, che lei conosce a Bresso (MI) perchè era lì a svolgere il servizio militare.
Mia madre, rimasta incinta, raggiunge mio padre in Liguria e si stabilisce a Spotorno (SV) ed a 7 mesi partorisce me e la mia gemella. La mia gemella muore alla nascita (così mi viene detto dopo) ed io, che peso meno di un Kg, sono a rischio di vita. I miei, che non possono portarmi in ospedale perchè l'abbandono del tetto coniugale era considerato un reato, cercano qualcuno che li possa aiutare, e, su consiglio di qualcuno, la individuano in una signora nubile milanese che vive a Spotorno già da diversi anni, che ha studiato come farmacista e quindi ha cognizioni di medicina. Questa signora viene da tutti chiamata con il nomignolo di Nene.
La Nene si impietosisce davanti al mio fagottino e decide di aiutarli e prende in casa me e mia madre; mi avvolge nella bambagia e mi mette in una scatola di scarpe (era d'uso a quel tempo). In seguito la Nene mi dirà che aveva dovuto usare il biberon dei gatti, perchè non avevo la forza di tirare il latte. Se sono viva lo devo a lei.
Non so di preciso quanto tempo mia madre è restata con la Nene, so solo che dopo alcuni mesi lei mi ha lasciato in affido a lei con la scusa che doveva cercarsi un lavoro. In seguito mia madre mi dirà che veniva a trovarmi, ma io non lo ricordo, però ho trovato una sola foto che mi ritrae con lei, quando avevo tre anni (è nella sezione: Le mie foto).
Resto con la Nene per ben 11 anni, che sono contrassegnati da serenità ma anche da tanta tristezza, perchè lei non mi aveva mai nascosto di non essere la mia mamma naturale e quindi sentivo la mancanza di un padre.
In questo periodo lei è costretta a fare tanti sacrifici per me, anche lavare piatti negli alberghi della zona, perchè i soldi erano pochi: solo di tanto in tanto passava mio padre, che allora faceva l'autotrasportatore, e portava qualche soldino.
E' la Nene a dirmi verso i 6 anni che io ero nata gemella e che la mia sorellina era morta alla nascita, così le avevano detto i miei genitori. Qualche volta mi porta al cimitero a pregare sulle fosse comuni, perchè è lì che presume sia seppellita. Quando ho però 10 anni mi dice con rabbia di aver scoperto che non esiste nessuna registrazione della sepoltura e che c'è un'altra verità sui miei, che lei non può dirmi, perchè ha paura che io mi rifiuterei di vedere mio padre. Ma io non avevo capito niente di questo discorso, non riuscivo a darci importanza.
A 11 anni, un giorno mia madre si presenta alla porta della Nene e con molta arroganza le dice che le dà una settimana per preparare le mie cose e portarmi a casa sua , perchè è ora che io vada a vivere con i miei genitori. Dopo pianti e disperazioni, la Nene mi convince che è giusto così e di non preoccuparmi perchè lei mi sarà sempre vicino. Il rapporto con mia madre diviene molto difficile, lei è arrogante , cattiva ed anche gelosa dell'affetto che io nutro per la Nene e, nella pretesa che io la chiami mamma, arriva anche a picchiarmi.
Impiego diverso tempo per adattarmi alla nuova situazione e quando inizio ad avere una parvenza di vita normale, accade un'altro episodio che mi risconvolge la vita.
Ho ormai 14 anni, quando mi giunge una telefonata di una signora che chiede di mio padre e mi dice di essere la moglie. Così vengo a scoprire una nuova verità : I miei non sono sposati e nessuno me lo aveva ancora detto. A questo punto, mia madre mi dice della mia gemella morta alla nascita, convinta che io non ne sia a conoscenza e che ho un fratellastro che vive con suo marito a Bresso.
Mio padre, all'insaputa di mia madre e dei suoi parenti, si è sposato ed ha già una figlia di 1 anno.
Questo nuovo episodio mi butta di nuovo in uno stato di frustrazione che mi crea inappetenza; arrivo a pesare 38 Kg. e devono ricoverarmi in ospedale. Mi riprenderò, come al solito, grazie all'amore ed alle cure di Nene.
Per fortuna non mi accade niente di spiacevole sino ai 18 anni , quando incontro il mio attuale marito. Ci sposiamo il 29 settembre del 1973 quando ho 20 anni , sono ancora minorenne ed ho bisogno della autorizzazione di mio padre, che non vede l'ora di sbarazzarsi di me, visto che finora mia madre lo tiene legato con un ricatto di cui non sono mai riuscita a capire quale sia.
Vado a vivere con mio marito per 2 anni a Roma e poi per altri 9 anni a Napoli, ho due figli maschi portatori di una malattia genetica : "La Sindrome dell'X-Fragile" causa di ritardo mentale.
Ancora la sfortuna si accanisce contro di me e di mio marito. Vivo ancora periodi di angoscia e di frustrazione e sono purtroppo costretta a chiedere l'aiuto di mia madre, perchè la Nene ormai ha 80 anni e non è più in grado di darmi un'aiuto materiale, anche se verrà ancora a trovarmi a Napoli.
Quando anche il secondo figlio raggiunge l'età scolastica ci rendiamo conto che entrambi hanno bisogno di essere inseriti in una struttura idonea ( i maestri di sostegno non sono sufficienti).
Così mio marito decide di chiedere un trasferimento al Nord Italia e per ironia della sorte viene trasferito proprio in Liguria, dove l'aspetta l'amata (in verità l'odiata) suocera e proprio a Varazze, dove vive mia madre, c'è il centro de la "Nostra Famiglia" per la riabilitazione dei portatori di handicap.
Nel luglio del 1984 ci trasferiamo ed iniziamo un percorso di inserimento dei nostri figli che dura tutt' ora.
Quando finalmente riesco a trovare un pò di tranquillità ed una parvenza di serenità, decido di crearmi degli impegni, per distrarmi dai problemi che mi angosciano. Intraprendo un'attività di vendita porta a porta, che mi porta a girare nelle varie località del Savonese. Ed è così che incomincio ad avere strani incontri; questo a partire dall'inizio degli anni 90.
Persone, che non avevo mai visto prima e mai conosciute, mi fermano o per strada o nei negozi o negli autobus e mi salutano chiamandomi signora Damonte. Io resto sempre sbalordita e racconto di questi episodi a mia madre, ma lei non dà importanza e mi dice che potrebbe benissimo trattarsi di una sosia. - Ma col cognome Damonte? -
Dopo almeno una decina di questi incontri, forse o per rimorso o per paura, nel 1996, mia madre, piangendo, mi rivela che lei non è sicura che mia sorella sia morta, perchè al momento del parto noi eravamo vive, e che al mattino mio padre le aveva detto che durante la notte, mentre lei riposava, una delle due bambine era morta e che aveva deciso di non mostrargliela per non farla impressionare, e che aveva dato mandato all'ostetrica di occuparsi della dichiarazione all'anagrafe ed anche della sepoltura.
Faccio ripetere svariate volte a mia madre questo racconto, che presenta dei punti poco chiari e poco credibili, ma lei dà sempre la stessa versione. Con una scusa chiamo mio padre ed a bruciapelo gli chiedo di raccontarmi di quella sera; lui arrossisce di colpo e mi dice che non vuole assolutamente parlare di questa storia perchè l'ha rimossa, e poi va via subito. Lo richiamo dopo qualche giorno e lo metto a confronto con mia madre, e questa volta lui dà la seguente versione: al momento del parto lui non era presente, era lontano ed era ritornato dopo tre giorni (a quel tempo non faceva ancora l'autotrasportatore, bensì il meccanico) e che aveva appreso tutto dall'ostetrica, alla quale aveva dato mandato di occuparsi di tutto, sia delle dichiarazioni all'anagrafe di Spotorno e sia della sepoltura di mia sorella.
I due si stanno per mettere le mani addosso, ma alla fine non riesco a raccogliere niente di concreto, ma solo falsità.
Inizio ricerche per conto mio, mi rivolgo ad un legale che riesce solo a capire che ci sono state delle irregolarità , che manca il certificato di morte di mia sorella e tracce della sua sepoltura. Alla fine mi consiglia di rivolgermi alla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto", perchè è impossibile trovare delle tracce sicure.
Ho troppi pochi elementi per farlo, perchè di questa persona che mi somiglia così tanto non sono riuscita a raccogliere molto, anche perchè non avevo chiesto dettagli alle persone che mi avevano fermato per strada, perchè io sapevo che mia sorella era morta. Riesco a rintracciare una sola persona che conoscevo, che era la madre di una ragazza che andava a scuola con il mio primo figlio, la quale anni prima mi aveva detto che negli anni 80 aveva una pasticceria e tutte le domeniche andava da lei una signora uguale a me come una goccia d'acqua e che spesso le telefonava per ordinare dei dolci e le dava il cognome Damonte. Avendo chiuso l'attività a metà degli anni 80 non aveva più visto questa signora e lei non sapeva da dove proveniva.
Dal 1996 in poi ho solo incontri con persone che mi scambiano ma che non sono in grado di dirmi molto, perchè questa persona l'avevano conosciuta in modo casuale, ma mi parlano sempre di episodi avvenuti prima del 1996, come se questa persona fosse sparita, dopo che io avevo fatto baruffa con mio padre.
Non ho più tracce recenti ed allora mi rassegno, convinta che non la troverò mai più, perchè lei è sparita.
Arriviamo al 2004, quando poi mi si riapre la speranza: ho da poco iniziato un'attività di rappresentante di centri estetici, quando nel giugno del 2004, nel visitare un centro della Val Bormida (Cairo Montenotte), la titolare del centro , sorpresa dal mio aspetto, mi dice che ha una cliente uguale a me come una goccia d'acqua, con la mia stessa conformazione, la stessa pettinatura e lo stesso modo di gesticolare e si chiama Damonte come me. Poi mi chiede il mio anno di nascita: le dico che è il 1953; lei verifica e mi dice che è lo stesso, poi mi dice anche che è una insegnante di matematica e quando le chiedo il suo nome mi dice che si chiama Patrizia ed io le dico che è impossibile perchè non può chiamarsi come me, allora lei guarda in una rubrica e mi dice che si è sbagliata e mi dà un'altro nome che non ricordo bene, mi pare Olga, ricordo però che non mi sembrava molto convinta nel dirmelo.
A questo punto le racconto la mia storia e delle mie ricerche e le chiedo di aiutarmi e lei accetta. La chiamo telefonicamente, come concordato, e lei mi dice che ci ha provato a stuzzicarle la curiosità di incontrare una rappresentante di nome Damonte, che le somiglia, ma davanti alla sua reazione negativa lei si blocca e desiste. Pare che le abbia risposto che ha già una storia ingarbugliata alle spalle, che ha già un fratellastro e che non vuole scoprire di avere anche una sorellastra, e che in fondo suo padre, a quel tempo, era solito far figli in giro.
Cosa significa tutto questo discorso lo devo ancora capire, so solo che poi questa estetista non ha più voluto aiutarmi, nonostante le mie insistenze, non capisco però, perchè non le aveva detto che io cercavo una gemella?
Inizio di nuovo a far ricerche in questa zona, che è distante da quella dove erano iniziati i primi incontri, tutti tra Savona e dintorni, ma di nuovo non riesco a trovare nessuna traccia di lei (per omertà?).
Alla fine decido di scrivere la mia storia: la inizio, poi mi fermo e non riesco a trovare la carica giusta. Poi improvvisamente, quasi in trans, la butto giù su un blocco di carta e la scrivo a mano.
Alla fine la finisco e chiedo a mio marito di aiutarmi ad inserire alcuni episodi che ricordo male e che non so collocare in modo sequenziale.
Alla fine il manoscritto è pronto, ma ho bisogno che venga rivisto e corretto da un professionista. Lo trovo nella persona di un'insegnante di lettere che mi presenta una mia amica.
Ci incontriamo (a novembre 2006) e lui mi dice che io gli ricordo una persona che al momento non riesce a focalizzare. Dopo i convenevoli, decide di aiutarmi e prendiamo appuntamento a casa mia dove devo consegnergli il manoscritto.
Quando questo avviene, mi chiede di visionare gli estratti di nascita mio e di mia sorella, e, dopo averli letti attentamente, mi fa notare che le due firme, a nome di mio padre, sembrano di due mani diverse. La cosa non mi sorprende, perchè già mio padre mi aveva escluso di essere mai andato all'anagrafe di Spotorno e che aveva pensato a tutto l'ostetrica.
E' a questo punto che mi dice che ha una cugina insegnante di lettere, anche lei del 1953 e chissà che non conosca questa mia presunta sorella insegnante di matematica di cognome Damonte.
Davanti a me e mio marito la chiama e le chiede se conosce una professoressa di matematica di nome Damonte, e lei candidamente e di getto (un pò strano) risponde che la conosce e che si chiama Annamaria.
Al sentire questo nome, sia io che mio marito sbianchiamo, perchè già era assurdo che si chiamasse Damonte, ma addirittura Annamaria era troppo: con questo nome e cognome risultava morta, come era possibile?
A questo punto interrompe la telefonata (perchè?) e dicendo che ha un impegno urgente va via. Dopo mezz'ora mi chiama e mi dice che ha ritelefonato a sua cugina e chiede di parlare con mio marito, perchè quanto ha da dirmi potrebbe impressionarmi.
A mio marito dice le seguenti cose: sua cugina ha avuto Annamaria come collega presso un'istituto privato di suore a Savona, solo per l'anno scolastico 86-87, lei sa di essere stata adottata (successivamente lo smentisce), ha due figlie femmine, ha avuto un'aborto di un maschio e le è stato consigliato di non avere più figli maschi, perchè potrebbero nascere con una patologia ( io sono portatrice sana di una malattia genetica: l'X-fragile) ed ha sposato un medico. Lei di questa Annamaria ha perso i contatti, ma potrebbe rintracciarla attraverso le colleghe di quel tempo, ma non se la sente di farlo, perchè è sicura che questo le sconvolgerebbe la vita; ricorda però che lei le telefonava, ed il numero lo trovava sugli elenchi del tempo, sotto un doppio cognome legato ad un Damonte ,me ne dice tre possibili che iniziano con G o R o B, e che abitava nella zona Villapiana di Savona. Resta il dubbio se si tratta della mia gemella; per cui ci mettiamo d'accordo di mostrare le mie foto degli anni 80 alla prima occasione che lui va a trovare sua cugina.
Quando questo avviene, lui mi telefona e mi dice che la cugina mi ha riconosciuta in due delle tre foto che gli avevo dato.
A questo punto non ho più dubbi:
"la persona che ha conosciuto è la stessa che conosce l'estetista."
Inizio le ricerche con questi indizi ed alla fine non arrivo a nessuna conclusione, perchè l'istituto di suore, dove la cugina diceva di averla avuta come collega, non trova nessun riferimento, anche se mi dicono che, se aveva insegnato per un breve periodo, potrebbe non essere stata registrata. Dagli elenchi telefonici del tempo, cercati disperatamente e trovati poi (li aveva una mia amica che ne faceva collezione), non trovo, tra i doppi cognomi legati al cognome Damonte, nessuno che mi dia concretezze, se non quello di mio padre, che risulta sugli elenchi con un doppio cognome insieme a quello di sua moglie che inizia con uno di quelle tre iniziali.
Non riuscendo a trovare nessuna traccia della mia gemella con questi nuovi indizi, decido di ricontattare l'estetista. Sono ormai trascorsi circa tre anni dal primo incontro e lei si è trasferita in Piemonte. Le telefono e le chiedo se a distanza di tre anni può aiutarmi, e lei in un primo momento mi dice di sì, ma riesco solo a farle dire che quella sua cliente si chiamava Damonte Annamaria, poi, per un malinteso , lei mi insulta pesantemente e mi dice di andarmela a trovare da sola, tanto in Liguria non la troverò mai. Così si interrompe anche questo piccolo filo e le mie ricerche si interrompono bruscamente ed ancora una volta ogni strada per trovare la mia gemella si chiude. A marzo del 2007 il mio libro esce dalla tipografia e lo faccio distribuire in tutte le edicole del savonese insieme ad una locandina con la foto del libro, che a sua volta ha sul fronte la mia foto e sul retro il mio indirizzo e-mail: insomma faccio una specie di chi l'ha visto. Anche le edizioni provinciali del Secolo XIX e de La Stampa mi dedicano un'articolo (vedi nelle News).
Ma tutto questo non sortisce niente: nessun messaggio, neanche anonimo.
Decido di andare in TV, e scrivo a diverse trasmissioni televisive ed al I° maggio 2007 vengo invitata a raccontare la mia storia a Piazza Grande condotta da G. Magalli, ma anche questo non sortisce niente.
Mio marito mi crea questo sito (maggio 2007) ed iniziamo ad inviare messaggi in tutti i siti possibili con il mio link.
A luglio decido di riprovare con l'estetista: le invio, tramite una mia amica, una lettera di scuse per quanto si era verificato 7 mesi prima (chiedo ioscusa per essere stata insultata !!!), insieme ad una copia del mio libro. Lei legge la mia lettera e conferma alla mia amica tutto quanto aveva detto a me tre anni prima e le dice che è convinta che la sua ex cliente non sa che la sta cercando una gemella e che non è poi così facile rintracciarla come sembra (che voleva dire?). Si accomiata dalla mia amica dicendole che lei leggerà il libro e che sarà lei a mettersi in contatto con me. Dopo aver aspettato invano una sua telefonata, trascorso un mese, la mia amica la chiama telefonicamente e lei le dice che ci ha ripensato e che anche se si immedesima in me, non vuole essere immischiata in questa storia. Il 25 di ottobre 2007 vengo ospitata nella trasmissione televisiva "Ricomincio da qui" , condotta da Alda D'Eusanio, che mi dedica tutta la puntata (1 ora e mezza) e finalmente riesco a raccontare la mia storia in tutte le sue sfaccettature , e poichè io ho fornito alla redazione i nomi di tutti i possibili testimoni della mia storia, arrivo in studio senza sapere chi testimonierà e la sorpresa c'è.
Vengono trasmesse le testimonianze di quattro persone:
a) l'estetista, con mia sorpresa ha accettato di testimoniare in video
b) la mia amica Rosetta
c) una cuoca della casa dove è ricoverata mia madre.
d) il professore che aveva corretto il testo del mio libro, che però rilascia
solo una sua dihiarazione scritta.
a) L'estetista, conferma che la sua ex cliente si chiama Damonte Annamaria, che mi somiglia in tutto, anche nel modo di gesticolare, che è una insegnante di lettere (qui è discordante con quanto mi aveva detto tre anni prima), che ha due figli, o due femmine o un maschio ed una femmina e che è sposata con un psicologo (lo dice però con esitazione).
b) Il professore, non appare in video, e chiede che venga letta una sua dichiarazione dove dice che non vuole che venga fatto nè il suo nome nè quello di sua cugina, la quale ricorda vagamente quella sua collega e che anche nelle foto che lui le aveva mostrato lei ci aveva visto una vaga somiglianza e conclude dicendo " ho l'impressione che dietro tutto questo ci sia solo immaginazione"
Dalla redazione vengo poi a sapere che lui aveva smentito che era stata sua cugina a dirci che la collega si chiamava Annamaria e che ero stata io a dirlo. Meno male che c'era anche mio marito ad ascoltare quella telefonata alla cugina.
c) La mia amica Rosetta dichiara che dopo l'epifania del 2007 (8 gennaio), mentre si recava a lavoro in via Pia a Savona , vede ad una ventina di metri sopraggiungere una persona eguale a me anche nel modo di camminare. Convinta che sia io, mi saluta con un ciao?, come a dire: "che ci fai qui alle 9 del mattino?" ma lei le risponde con un buongiorno?, come a dire "io non la conosco". Lei si scusa per l'equivoco ed in fretta va via perchè è in ritardo. Rosetta a me aveva detto che era rimasta talmente sorpresa da questo incontro, da non essere riuscita a pensare a cosa fare, anche se poi non avrebbe mai potuta seguirla, in quanto lei doveva aprire l'ufficio dove lavorava e che era in ritardo.
d) La cuoca racconta che lei lavora da tre mesi nella casa di riposo per anziani dove è ricoverata mia madre e che lei nel vedermi andare a trovare mia madre si meravigliava del fatto che io mostrassi di non riconoscerla , perchè lei mi conosceva da tempo. Poi dopo un pò ( 10 giorni prima di andare in trasmissione) sentendomi chiedere angosciosamente a mia madre di ricordare il passato, si rivolge a me e mi dice: "ma io la conosco! lei veniva a comprare da me al mercatino del lunedì di Savona, mi ordinava dei pigiami, la taglia più piccola, e poi passava a prenderli al lunedì successivo, ed ora vedendo qui sua madre che è piccola (mia madre è alta 1,45-1,48) sono sicura che quei pigiami erano per lei" . Davanti alla mia reazione sbalordita, capisce che qualcosa non quadra e quando io le dico che non posso essere io quella persona perchè io non sono mai stata al mercato di Savona e che probabilmente era quella mia gemella che io sto cercando da 11 anni, lei mi dice che non aveva ancora sentito parlare della mia storia e che aveva anche visto girare in cucina il mio libro, che però non lo aveva letto e che aveva pensato che fosse sempre stata quella sua cliente ad averlo scritto e che il titolo "Cercando la mia gemella" si riferisse ad una storia fantasiosa.
Dopo aver compreso l'equivoco mi aveva detto che lei l'aveva avuta come cliente nel 2003-2004 e che poi era sparita. Poi dopo aver chiuso quell'attività nel 2005 non l'ha più vista. Comunque era eguale a me al 100%.
A commento di quanto dichiarato da quel..... professore!, che mi aveva corretto il libro (non certo gratuitamente), dico che: ricostruendo le modalità in cui si erano svolti gli incontri con lui, sono giunta alla conclusione che quanto mi aveva detto era stato organizzato da lui, prima che venisse a casa mia, e che la persona, alla quale aveva telefonato, poteva benissimo non essere sua cugina. Il fatto che la telefonata l'avesse interrotta subito, poteva significare che la persona dall'altra parte non fosse in grado di continuare una conversazione dove occorreva sviscierare molti fatti. Inoltre ho potuto verificare che i suoi genitori distano una ventina di metri dall'abitazione di mio padre e probabilmente è quella la sua fonte di informazioni. E questo mi porta a pensare che forse mio padre frequenta la mia gemella.
A questo punto mi sono chiesta: se la versione che io racconto di lui è frutto della mia immaginazione, come mai lui l'aveva confermata anche alla nostra amica comune Rosetta?. Allora se immaginazione c'è stata, lui ne è il massimo artefice, ma io non credo che si sia inventato tutto, perchè gli indizi che mi aveva fornito, collimano moltissimo con quanto detto dall'estetista, che, prima di essere intervistata dalla redazione, non sapeva assolutamente niente di quanto avvenuto tra me e questo professore.
Diciamo che non ha avuto il coraggio delle proprie azioni, così come non lo aveva avuto a far inserire il suo cognome nei "ringraziamenti" che avevo indirizzato a quanti mi avevano fornito un'aiuto concreto alla realizzazione del mio libro ed inoltre non ha nemmeno avuto il coraggio di telefonarmi , dopo la trasmissione, per dirmi di togliere qualsiasi riferimento alla sua persona da questo sito; invece lo ha fatto telefonando alla nostra amica comune, chiedendole di riferirmi il suo messaggio. Spero che un giorno si faccia un'esame di coscienza e che capisca che ad una persona che ha l'angoscia di tovare una gemella, dalla quale è stata, sciaguratamente, divisa alla nascita, non si possono dire mezze verità, nella pretesa che questa possa comprenderne la chiave di lettura, senza fornire il codice di decodifica. Gent.mo professore ..... lei deve crescere in tutti i sensi.
Da novembre 2006 ad oggi ho continuato le mie ricerche e purtroppo ho verificato e più volte confermato che non esiste anagraficamente in Italia nessuna Damonte Annamaria del 1953; l'unica Anna e le Marie non mi somigliano, ed anche nelle scuole del Savonese esiste una sola professoressa con il nome Anna (non Annamaria), ma non è mia sorella.
Temo che il nome Annamaria, fornitomi solo da due testimoni (l'estetista ed il professore), mi sia stato dato o per depistarmi o chissà per cos'altro. Queste persone avevano saputo da me del nome dato alla mia gemella alla nascita e pertanto non sono certa della loro genuinità, potrebbero averlo aggiunto per dare maggiore credibilità alla loro testimonianza, a meno che non esista una Damonte XXXXX Annamaria, che non riusciamo a rintracciare perchè non conosciamo la XXXXX.
L'unica certezza sulla persona che mi somiglia è che lei dà (o dava) il cognome Damonte, perchè sono molte le persone che me lo hanno riferito (una decina). Finora non ho preso in considerazione che Damonte possa essere il cognome del marito, perchè mi sembrava inverosimile, e se invece, per ironia della sorte, fosse vero? In tal caso le ricerche andrebbero indirizzate in modo diverso.
In questi ultimi mesi sono stata affiancata da un m.llo dei CC (in pensione) che mi sta dando un grande aiuto nelle ricerche e che è riuscito a far confessare ai miei due genitori che la mia gemella è viva: addirittura mia madre ha detto che fu data ad una signora bionda e che poi la bambina fu portata all'estero. Entrambi però dicono di non conoscere il nome della famiglia che prese mia sorella.
Prima di andare a "Ricomincio da qui" avevo fatto richiesta al comune, dove siamo nate, di trovarmi l'eventuale sepoltura di mia sorella e quel certificato medico che è menzionato nell'atto e che ne doveva attestare la morte. Il comune mi ha risposto (per iscritto) che non è stata trovata nessuna sepoltura e che il certificato medico doveva trovarsi nel volume degli alllegati, depositato presso il tribunale di Savona. Anche il tribunale mi ha risposto che non è stato trovato nessun certificato. Anche le ricerche, effettuate nel paese dove siamo nate, hanno evidenziato che ci sono molte cose oscure e poco veritiere.
Alla luce di tutti questi fatti e con tutti questi elementi sono giunta alla conclusione che in tutto ciò si configurerebbero i reati di "falso in atto pubblico" e di "traffico di minori" e, pertanto, ho presentato "un'esposto-denuncia" ( ad inizio gennaio), chiedendo di fare gli accertamenti del caso e di verificare l'esistenza in vita di mia sorella.
A questo punto spero che siino le istituzioni, così come mi aveva detto la criminologa consulente di "Ricomincio da qui", a darmi una mano a fare un pò di luce in tutta questa assurda storia.
Riassumo quanto ho finora appurato:
Esiste una persona che secondo molti testimoni mi somiglia e che pare si chiami Damonte (Annamaria?). Io non so se è lei la mia gemella, ma riuscire a rintracciarla è per me di fondamentale importanza, perchè potrebbe permettermi di indirizzare le mie ricerche in altre direzioni, qualora non fosse lei mia sorella. Per questo ho riesaminato tutti gli incontri avuti sin dal 1990 ed ho constatato che c'è un punto in comune : la zona di via Pia di Savona
1) La prima persona che mi aveva scambiato agli inizi del 1990 era stata la madre di una compagna di scuola di mio figlio. Temendo di aver interpretato male la sua testimonianza, ho voluto rintracciarla e le ho chiesto se ricordava quell'episodio: Lei non solo me lo ha confermato ma mi ha detto cose che: o non avevo memorizzato o che lei mi aveva omesso e cioè :
Lei aveva una pasticceria a Savona in via Paleocapa (angolo di via Pia) negli anni che vanno dalla fine degli anni 70, alla metà degli anni 80, tutte le domeniche lei riceveva una telefonata da una signora che le dava il cognome Damonte, le ordinava dei dolci e poi passava a ritirarli. Non aveva nessun accento (da escludere quello ligure) ed era di poche parole e la ricordava come una persona triste, comunque era somigliantissima a me . Dopo aver chiuso l'attività a metà degli anni 80 non l'ha più vista.
2)La mia amica Rosetta che ha testimoniato a "Ricomincio da qui" ha raccontato che il giorno dopo l'Epifania del 2007, ha incontrato nei pressi di via Pia una persona non solo somigliante a me, ma che aveva la stesso mio modo di incedere.
3)Un m.llo dei CC che ha dovuto raccogliere la deposizione di mia madre, colpito dalla mia storia, mi ha chiesto di leggere il mio libro e poi ha mostrato la foto che c'è sul frontespizio del libro ai suoi conoscenti ed ha trovato una signora che mi ha riconosciuto. Ci ha fatto incontrare (marzo 2008) ed è emerso che lei incontrava quasi tutti i giorni a Savona, sempre nei pressi di via Pia, una signora somigliante a me al 100%. Questo per un paio di anni ( 2003-2004). La ricorda bene perchè questi incontri erano diventati così frequenti che erano giunte al punto di sorridersi quando si incrociavano, come a sottolineare l'incredulità per tanta casualità. Questa signora ad un certo punto, dal 2005, non l'ha più incontrata.
4) Mi sono ricordata che nel passato ( prima che iniziasse questa storia), sempre nella zona di via Pia, alcuni commercianti mi avevano scambiato per un'altra.
A questo punto è evidente che una persona a me somigliante ha per anni frequentato la zona di via Pia: o perchè ci abita (o abitava) o perchè si reca(o recava) al lavoro (presso qualche scuola della zona?), questa persona sembra essere scomparsa dopo il 2004, dopo la rivelazione dell'estetista e le baruffe con mio padre. Però riappare nel gennaio 2007, nel periodo delle festività natalizie. Sembrerebbe che lei abbia abitato a Savona fino al 96-97, poi esservi ritornata nel 2003-2004 e poi essere sparita nuovamente.
Le ricerche effettuate in questa zona non mi hanno portata finora a nessun risultato, e questo perchè, per evitare di commettere un reato (privacy), le persone preferiscono tacere?
5 maggio 2008
Partecipo alla trasmissione televisiva " Festa Italiana" condotta da Caterina Balivo. Lei è molto carina con me e si fa prendere dalla mia storia e purtroppo i 15 minuti programmati non sono sufficienti ad arrivare a lanciare il mio appello e così lei mi chiede se posso ritornare il giorno dopo. Non essendo per me possibile, mi metto d'accordo con la redazione di ritornare la settimana successiva, ma poi viene deciso di inviarmi a casa la giornalista della redazione Simona Gianpaoli per fare un servizio sui luoghi dove ho vissuto la mia infanzia e su quelli che hanno visto la riabilitazione dei miei figli. Poi la redazione decide di riproporre la mia storia in altre due puntate. Così sono ritornata lunedì 12 e venerdì 16 maggio.
Io sono molto grata alla redazione per avermi concesso così tanto tempo (54 minuti complessivi) ed aver trattato la mia storia in modo completo e con tanta delicatezza e spero che questa mia apparizione in TV aumenti le probabilità che lei (la mia gemella o questa persona che mi somiglia così tanto) o qualcuno che la conosce o che l'ha conosciuta mi abbiano visto e conosciuto questa mia storia. (Altri dettagli nella sez. "News").
20 maggio 2008: ennesimo incontro
Sono alla fermata dei bus di Varazze ed una signora mi chiede se ci sono novità circa le mie ricerche, mi conosce per avermi visto in TV. Poi mi dice che voleva già chiedermelo il sabato prima (17 maggio), dove mi aveva incrociata tra la folla presente all'incontro del papa con i Savonesi. Le dico che non potevo essere io quella persona, perchè non c'ero andata a quella manifestazione. Naturalmente chiedo delucidazioni e lei mi dice che, avendomi visto in TV, l'aveva notata subito e voleva fermarla, ma poi non aveva avuto il coraggio. Questa persona è identica a me, e lei non pensa che sia una sosia, perchè la somiglianza è incredibile, e non sa in che direzione sia andata a fine manifestazione.
Questa è proprio una disdetta: credo che questa sia la 19a persona a scambiarmi, ed io non riesco ad avere la fortuna di incontrarla. Vedo però che di tanto in tanto lei viene a Savona, probabilmente ha un legame con questa città.
Molti mi dicono che questa persona potrebbe essere una sosia e che la mia gemella è lontana, forse all'estero, e che non la troverò mai. Allora io chiedo a quanti possono e vogliono darmi una risposta :
"Può una sosia assomigliarmi così tanto e può questa somiglianza rimanere inalterata in un arco di tempo che va dalla fine degli anni 70 ad oggi, cioè per 30 anni?. E se è una sosia perchè mi sta evitando? E' possibile che nessuno le abbia mai detto delle mie ricerche?. Come scambiano me, la stessa cosa dovrebbe avvenire con lei. Non vi pare? Io non smetterò di cercare questa persona che mi somiglia così tanto, fintanto che lei non mi dà un segnale. Ma dovrà però accettare di incontrarmi, perchè io devo sapere se è lei la mia gemella."
21 maggio 2008 Oggi pomeriggio ho ricevuto una telefonata anonima sul cellulare (la voce era maschile) , il cui numero è riportato sul sito e la propongo come è avvenuta :
- "Pronto" (R) "Lei è la signora Patrizia Damonte?" "Sì"
(R) "Vorrei dirle che sua sorella è viva, ma non abita a Savona, ma ha dei parenti a Savona" "Ma si chiama Damonte?" (R) "Eh no!, le ho già detto troppo, arrivederla".
25 novembre 2008
Ho deciso di riportare tutti gli avvenimenti succedutesi da maggio ad oggi :
1) A fine maggio ho ricevuto un’ altra telefonata anonima da parte di una signora anziana che dopo avermi dato molti riferimenti su mia madre, dimostrandomi che la conosceva bene, mi ha confermato che lei aveva avuto due gemelle vive e che mio padre si rifiutava di riconoscerci. Disperata aveva chiesto a suo marito di fare lui il riconoscimento e che in seguito al suo rifiuto, aveva deciso di dare via una bambina ad una famiglia facoltosa.
Questa signora mi ha detto di non essere in grado di dirmi il nome di questa famiglia perché non lo conosceva.
2)Ai primi di giugno ho deciso di fare un giro nella zona di via Pia a Savona dove ripetutamente ci sono stati incontri con questa persona che mi somiglia. In un bar di Piazza Felice Cavallotti, la proprietaria del bar mi ha riconosciuto in una sua cliente, che in modo non sistematico (ogni dieci- quindici-venti giorni) va nel suo bar, si siede e beve un caffè. La signora mi chiede il numero del mio cellulare promettendomi di avvisarmi alla prossima venuta. A tutt’oggi non ho ricevuto alcuna telefonata, pare che lei non sia più andata.
Ipotizzando che lei insegni in una delle tre scuole della zona ho fatto ricerche, ma non ho trovato alcun riscontro: forse è sparita perché avvisata?
3) A fine giugno ho appreso che il giudice al quale erano stati consegnati i verbali raccolti dai carabinieri di Spotorno in 4 mesi di indagini ha messo questa scritta sulla pratica :
Archiviata
senzanemmeno interrogare mio padre, l’unico in grado di chiarire questo mistero che avvolge questa assurda storia.
e con questa archiviazione si è spenta la mia ultima speranza: che fossero le istituzioni a darmi un aiuto concreto a rintracciare la mia gemella, così come mi aveva detto la criminologa nella trasmissione “Ricomincio da qui”
Presa da una rabbia indicibile avevo deciso di dare un colpo netto a tutto questo incantesimo ed avevo deciso di trasferirmi in Sardegna, ma ancora il destino non ha voluto che questo accadesse perché, come in un incubo, sono avvenute cose che per la privacy non posso citare e che mi hanno costretta a desistere e restare in Liguria.
4) Tre giorni fa una persona che vive nel mio quartiere che conosco da 24 anni e che non vedevo da diversi mesi, incontrandomi mi ha chiesto come mai mi ero rifiutata di salutarla in ospedale una sera dello scorso febbraio. Davanti al mio stupore, mi ha raccontato che recandosi a trovare il marito ricoverato all’ospedale di Savona aveva incontrato nella hall una persona eguale a me e l’aveva salutata con un - “ciao Patrizia” con fare interrogativo, come a dire cosa ci fai anche tu qui.
Alla parola Patrizia lei si era irrigidita e si era voltata di schiena come a voler chiudere qualsiasi dialogo.
Ad un primo suo stupore per questo atteggiamento, era seguito una fase di riflessione che l’aveva portata a capire che forse si era trovata davanti quella persona che io cerco da tempo e che lei non aveva mai creduto fosse la mia gemella, dopo aver conosciuto la mia storia, bensì una sosia. Lei adesso, così mi ha detto, è convinta che tanta somiglianza non può attribuirsi ad una sosia.
Prima di tirare le mie conclusioni vorrei riportare qui il contenuto della lettera con cui termino il mio libro:
abbiamo ormai compiuto entrambe cinquantatré anni. Tanto tempo, ormai è trascorso da quando siamo state divise forzatamente; troppi anni sono passati da quando un destino perverso ci ha impedito di vivere insieme i momenti più belli della nostra esistenza.
La vita, purtroppo, non è eterna.
Se riuscissimo ad incontrarci oggi, per la prima volta, avremmo comunque ancora abbastanza tempo per imparare a conoscerci e poter vivere insieme, comunque, una parte importante della nostra vita.
Io ho sempre sentito la tua mancanza. A volte, camminando per strada, se mi capitava di incrociare una coppia di gemellini o gemelline, un soffocante groppo in gola mi scaturiva all’improvviso con tremenda forza, generato dal profondo del mio cuore.
Credo, sono assolutamente convinta, di essere stata messa sulle tue tracce da qualcuno che da lassù ha voluto così. Da molto tempo, ormai, non riesco più a vedere alcuna casualità nelle tracce che mi portano a te. C’è un piano preciso, e ben definito, che mi conduce a te. Ne sono sicura.
Forse, un giorno, finalmente, se Dio vorrà, ci ritroveremo. Quel giorno, stando sedute su di un divano, narrandoci le nostre rispettive storie, ti racconterò di tutti quegli episodi che mi sono capitati nel corso degli anni e che mi hanno indicato la strada che portava a te. Fatti talmente incredibili, non potrai non convenire con me, da lasciar intuire come la mole di indizi che mi ha portata a mettermi sulle tue tracce non possa essere affidata al caso.
Non ultima, l’ammissione di nostra madre su quanto avvenne al momento della nostra nascita.
Nella raccolta di fotografie che mi ritraggono da bambina, ne spiccano due, in particolare, in cui sono in compagnia di un’altra bambina: nei tratti di quel viso mio marito ed una mia amica hanno riscontrato una forte somiglianza con me.
Insieme a quella bambina c’è anche una signora vestita in modo molto elegante.
Era stata Nene a darmi quelle due fotografie. Ricordo ancora che mi aveva detto, quando avevo incontrato quella bambina:
– Comportati con lei come se fosse la tua sorellina. –
A quel tempo non diedi peso a quelle parole, perché sapevo che la mia gemella era morta… o almeno così mi era stato detto; oggi, invece, quella frase assume per me un ben altro significato.
E se, invece, fossi stata tu la bambina di quella fotografia? Se fossi stata tu la bambina che, per un certo periodo, mi capitò di incontrare? Forse Nene sapeva tutto? E, se fosse così, perché me lo tenne sempre nascosto?
Per amor di Dio, toglimi tutti questi dubbi dalla mia testa.
Non aver paura che io possa invadere la tua vita, perché sarò discreta, come lo sono stata finora. Non ho mai voluto affidare le mie ricerche a investigatori privati o ad altre persone.
Se vorrai, entrerò nella tua vita in punta di piedi, occupando lo spazio che riterrai opportuno lasciarmi.
Se invece deciderai di non accettarmi, dovrai almeno dirmelo guardandomi negli occhi e specchiandoti in me, dato che siamo come due gocce d’acqua (almeno così mi dicono).
Non crederei mai alle parole di altre persone. Il dubbio, infatti, sarebbe sempre lì a tormentarmi.
Fai sì che avvenga ciò che qualcuno, dall’Alto, ha programmato per noi.
Ed ora mi rivolgo a te, convinta che già da tempo visiti questo mio sito, e ti dico che io non conosco il motivo che ti spinge a rifiutarmi, ma ho il sospetto che tu conosca il nostro padre naturale e forse è lui che ti istiga a star lontano da me; molti indizi e testimonianze me lo fanno pensare. Se è così, devi sapere che lui è la persona più falsa e spregevole che io ho conosciuto e soprattutto è di una insensibilità mostruosa.
In tutti questi anni dedicati alla ricerca della tua persona ho conosciuto delle persone meravigliose che erano alla ricerca o di una madre o di un padre o di una sorella o di un fratello; ebbene i loro sentimenti, le loro speranze, mi davano la forza di continuare nei miei sforzi.
Io per te mi sono fatta anche insultare: mi hanno data della pazza, hanno detto che mio marito è un delinquente e chissà cos’altro.
Io sono convinta che oramai sai della mia esistenza e delle mie ricerche, per cui sta a te decidere se mettere la parola fine. Come avevo scritto nella lettera a termine del mio libro, non saranno delle telefonate (magari già ricevute) a farmi desistere, perchè non mi darebbero la certezza della loro origine. Io devo guardarti almeno una volta negli occhi e finalmente soddisfare questo mio desiderio. Ho una gran rabbia che persino delle mie amiche ti hanno incontrata ed a me è negato il vederti.
--------------------------------------------------------------------------------------- febbraio 2009
lascio la Liguria per sempre
" ma per te posso sempre farci un salto ! "
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2Agosto 2009
mi sono iscritta a Facebook e sarò molto lieta di stringere amicizia con quanti/e vorranno farlo.
mia madre è stata chiamata dal signore e si è portata nella tomba il segreto di ciò che avvenne la notte dell’11 maggio 1953.
Non sono riuscita ad arrivare in tempo prima che spirasse e così è riuscita anche a farmi venire i sensi di colpa.
Il vederla nella bara rinsecchita e rimpicciolita dal peso dei suoi quasi 92 anni (li compiva a settembre) al punto da pesare sì e no 30 chili per 1 metro e quaranta di altezza, mi sono chiesta come abbia fatto, questo scricciolo di donna, a condizionare così pesantemente la mia vita , quella della mia gemella e quella del suo primogenito.
Fino a che era lucida di mente non sono riuscita a farmi dire tutta la verità: lei continuava a darmi una versione poco convincente.
Poi sono incominciati ad affiorare ricordi sconnessi , vaghi ed anche inverosimili, magari suggestivi, ma difficilmente verificabili.
Negli ultimi anni si era fatta comprare due bamboline a cui aveva dato il nome di Patrizia e di Anna e con loro ci giocava come una bambina. Ora queste due bamboline sono con lei e la accompagneranno nel trapasso e mi auguro che l’aiuteranno a trovare quella pace che nella vita terrena non aveva mai avuto.
La morte è purificatrice e può suscitare reazioni impensabili :
“non credevo di provare tanto dolore per la sua scomparsa, forse perché si è reciso per sempre il cordone ombelicale che mi legava a lei”
Quando era ancora lucida mi pregava di trovare la sua Anna, e negli ultimi tempi, alle persone che l’assistevano, chiedeva di trovare quel bambino che aveva adottato sua madre.
Suo figlio mi ha detto di non saperne niente e che è sicuro che non c’è niente di vero, per cui spero che parlasse proprio di lui, abbandonato all’età di 14 anni e con il quale non è mai più riuscita a stabilire un rapporto affettivo ed è stata sempre rifiutata, anche da morta.
Che il Signore le dia la pace eterna
"Con la sua morte si chiude un'altro capitolo della mia esistenza"
E’ trascorso circa un’anno da che sono andata via dalla Liguria e francamente speravo che tu ti saresti rifatta viva, perché in fondo non ci sono più le condizioni perché io ti possa mettere in imbarazzo.
Qui dove abito non possono più scambiarti per me e quindi………………….
Si avvicina il Natale ed io non posso che auguratelo felice ed in armonia con la tua famiglia e che il 2010 sii un’anno sereno.
Se vorrai ricambiarmi gli auguri a voce sarò felicissima di sentirti, in “Scrivimi” c’è il numero del mio cellulare.
La tua gemella Patrizia
AUGURI DI BUON NATALE E DI BUON ANNO A TUTTI GLI AMICI E A TUTTI QUELLI CHE VISITERANNO IL MIO SITO, ANCHE INVOLONTARIAMENTE
Novità
Mercoledì 3 marzo nella trasmissione televisiva "La Vita in diretta" in onda dalle 16 e 15 si parlerà della mia storia.